Due moto e qualche pensiero sul diventare adulti

Ci sono passioni che ritornano quando la vita rallenta abbastanza da permetterti di ascoltarle di nuovo.

Per me i motori sono sempre stati questo.
Non tanto la velocità, non l’estetica, nemmeno l’idea romantica della libertà che spesso si racconta.
Più una forma di dialogo silenzioso.

Negli ultimi tempi mi sono ritrovato tra le mani due moto profondamente diverse.
Una Ducati Monster degli anni Novanta (sogno fino ad oggi mai realizzato di un teenager) e la mia vecchia, inseparabile Moto Guzzi Florida.

A guardarle insieme sembrano quasi incompatibili.
La Ducati è nervosa, diretta, quasi brusca nel suo modo di esistere. Ti costringe a esserci davvero, a non distrarti, a entrare nel suo ritmo.
La Guzzi invece ha qualcosa di più lento e indulgente. Non ti mette fretta. Ti accompagna.

Eppure nessuna delle due è “migliore”.
Sarebbe come chiedere se nella vita sia più importante l’istinto o la calma.

Forse crescendo si smette di cercare una sola definizione di sé stessi.
Si capisce che possiamo amare cose diverse tra loro senza tradire niente e restando fedeli a se stessi.
Che dentro una persona possono convivere nostalgia e desiderio di cambiamento, bisogno di silenzio e voglia di sentire il motore urlare in uscita da un tornante.

Forse è anche per questo che continuo ad amare così tanto i mezzi vecchi.
Perché non cercano di piacere a tutti.
Hanno difetti, spigoli, stranezze ma la cosa più importante è che ti obbligano a entrarci in relazione, non puoi “semplicemente usarle” devi capirle e adattarti al loro modo di essere, solo così puoi apprezzarle davvero fino in fondo.

E in un periodo storico in cui tutto tende a diventare immediato, filtrato, uniforme, questa cosa mi sembra quasi preziosa.

Ci sono oggetti che, se glielo permetti, finiscono per raccontarti qualcosa, anche su di te.

credo che continuerò a giocare con questi “oggetti”, in fondo c’è tempo per diventare adulti, non credi?

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